i miei tagli

Penso di aver raggiunto l’apice della mia tollerenza.
Non penso che l’Italia sia un Paese di merda, ma di merde, con tutti i francesismi del caso.
Penso che l’assuefazione nelle parole e nei volti mi spaventi e non poco, come sentire ministri o membri del governo discutere sul limitare la libertà d’espressione in rete come in ogni altra manifestazione.
Penso che sì, per certe cose m’indigno ancora e che no, non le accetto.
Penso che nessuno parli del fatto che in Piazza Duomo domenica scorsa ci siano state altre aggressioni, e altri aggrediti e che questi ultimi fossero persone lì per esprimere il proprio dissenso, apartitico.
Penso che per pronunciare la parola mafioso non siano necessarie dichiarazioni di un pentito, basta il cemento del ponte sullo Stretto.
Il tipico milanese leghista si guardi attorno e si renda conto che il ristorante figo sui Navigli in cui cena è gestito dalla Camorra, che nel bar o nel parrucchiere di Brera che frequenta la cocaina che ritira e sniffa arriva proprio dal Sud che tanto vi sta sui coglioni,che la mafia è un problema “nostro” tanto quanto di un Palermitano. Va di moda definirli consumatori finali.
Penso di aver raggiunto l’apice della mia tolleranza, penso che se fino a questo momento ho sorriso lasciando perdere oppure spendendo dieci minuti del mio tempo per replicare, davanti a certe cazzate di camerati con tanta voglia di giocare alla guerra o di stanare “froci”, leghisti, compagni nostalgici, simil centrodestroidi,grillini,ciellini e fondamentalisti dello stesso genere, studentelli di azione universitaria, bene, signore e signori si chiude.

Non fuggo, non smetto di riflettere, di leggermi le prime pagine di 3 quotidiani ogni giorno, di spendere 10 euro a settimana in riviste e minuti su internet per cercare di capire,ma smetto di dar retta a chi davanti all’evidenza continua a cospargersi di merda convinto di trarne maggior profitto. Mi dispiace,non concima, puzzate e basta e per me siete casi persi, gente persa che prima sparirà, meglio sarà per il MIO Paese.
Deprecare la violenza fisica per quanto mi riguarda non coincide con pacifismo: da tempo ho deciso di essere impegnata, di investire una vita in quelle due cose in cui credo, che “asce di guerra” siano prima di tutto due parole, una per mano, e tutto il resto è noia.
C

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

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