Cinquemila chilometri al secondo

“L’amore in tempi precari” trovato scritto in una recensione, “Premiato ad Angouleme” sulla fascetta attorno alla copertina. Prendi tra le mani Cinquemila chilomentri al secondo di Manuel Fior, lo sfogli velocemente e decidi di far tue le sue sfumature di colore così delicate e intense, melodiche, più che intonate. Tornata a casa ti abbandoni a riposare sul divano e inizi a leggerlo, curiosa di conoscere gli sviluppi di questo amore che no, non ci sono. E l’amore ai tempi del precariato è proprio questo, grazie Manuel. Un sentimento ben più equilibrista degli scoiattoli che hai citato con mia somma devozione. È un amore che copre tutti quei chilometri in un attimo grazie a skype, ma deve districarsi, per vivere e crescere, tra coordinate logistiche, progetti contrattati, affitti, sogni inscatolati. Spesso non lo fa, spesso semplicemente riesce a ritrovarsi, dopo fughe in mete esotiche e retribuite, siano l’Egitto, la Svezia o Berlino, per raccontarsi come si sta sopravvivendo.

-Vede, noi non apparteniamo veramente a questo posto, ma del resto non apparteniamo più a quello che lasciamo. Agli occhi di queste persone rimaniamo degli estranei. Col tempo finiamo per diventarlo anche per i nostri cari. E questo non vuol dire essere liberi. Persi semmai.


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