La Comune di Milano

Berlusconi oggi ha predetto una Milano zingaropoli, islamica e comunista, con la nefasta vittoria di Giuliano Pisapia. Pensandoci (e non troppo): che male ci sarebbe? Io non vedo l’ora.

Partiamo da zingaropoli: una città che sia patria per gli zingari, gli apolidi per eccellenza. Gli scomodi, rifiutati fin dai tempi della formazione degli Stati-Nazione, che proprio qui, proprio ora, possano trovare un posto in cui restare. Cosa che non fanno molti milanesi, soprattutto miei coetanei, dispersi ormai, immigrati, stranieri, esuli. Milano, zingaropoli: la città per gli apolidi, la città in cui vivere, a cui tornare.

Passando per islamica: in effetti, nella giornata del pellegrinaggio mendicante da Comunione e Liberazione, l’accenno alle Crociate e ai Mori è d’effetto. Poi il pensiero va alla meravigliosa religione di pace che è l’islam, a quanta importanza venga data in essa al corpo, protetto, ma soprattutto liberato nella sua sfera più importante, l’intimità. Se c’è una cosa che secoli di cristianesimo e decenni di Democrazia Cristiana hanno rovinato, è proprio la bellezza del corpo: proprio, vivo, sessuato. Qualcuno lo spieghi, insieme a tante altre cose, a quella pasionaria minuscola della Santanché, quanta dignità e rispetto del proprio essere femmina ci siano in più, in un velo di stoffa, rispetto al peso del silicone attillato.

Milano comunista: una città in cui semplicemente si applichi ciò che è già scritto, ovunque: la legge è uguale, per tutti. Tutti uguali, nella legge, nei diritti che non riusciamo più a trovare. Una città di servizio pubblico, e non scambio commerciale di voti, permessi, federalismi e tutto il resto. In cui la salute sia di nuovo diritto e non merce, al servizio di una macro economia silenziosamente, ma totalmente politica, che mercanteggia in eco-pass e strade asfaltate, specula sull’ambiente e guadagna con le cliniche private, convenzionate sì, ma convenienti solo in un primo momento.

Una Milano comunista: la voglio. Nel senso di Comune, quella realtà storica parigina a cui guardava chi teorizzava la rivoluzione, che da qui, da noi, potrebbe e dovrebbe dilagare in Italia. Mai conglomerato di stereotipi fu più azzeccato, grazie signor B.

#italianrevolution

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