Un racconto

Pubblicato ormai  tre anni (tre!) fa nel confanetto di cartoline illustrate del Babau, Andare a lucciole è un racconto a cui sono molto affezionata. Ve lo ripropongo come regalo per una breve lettura estiva. Non abbiate paura del buio. P.s prima di cominciare: il cofanetto intero è scaricabile anche in alta risoluzione, con licenza CC qui, ma è così bello che fossi in voi lo acquisterei.

Andare a lucciole.

La nebbia lo avvolgeva affettuosa, mentre attendeva: il primo mercoledì del mese di novembre si era sempre dimostrato il miglior complice in quegl’otto anni. Maledetta pianura che ti entrava fin nelle ossa: sospirò profondamente e si trovò davanti la condensa delle sue preoccupazioni. Freddo di giornate sempre più brevi e notti sempre più ingorde; le sette e cinquataquattro, sei minuti al suo arrivo.

Lo vide arrivare, avvolto in una mantella come non se ne vedevano più da tempo, entrambe le mani occupate a reggere dei teli bluastri che parevan nascondere qualcosa di pesante. Una volta vicino l’uomo con la mantella abbassò lo sguardo e con quello anche i due carichi, a terra, con delicatezza . “Perché due?” “Il prossimo mese non potrò esserci, ma queste ti basteranno, non preoccuparti.” Al timore di rimanerne senza, letto nei suoi occhi, aggiunse: “ Conservi ancora il foglio dove abbiamo trascritto l’accordo?” “Certamente.” “ Sul retro c’è un indirizzo, lì troverai chi potrà fornirtene nell’immediato”

Si sentiva indifeso, in quella dipendenza da cui però non sapeva evadere. I teli blu nascondevano le due gabbie con la sua dose, doppia. Non controllò. Si fidava di lui, perché lo sapeva affetto dalla stessa necessità paralizzante.

Rientrando a casa andò spedito in cantina, alzò uno dei due teli, quel tanto per riuscire ad aprire lo sportello ed avvolgere in un vecchio straccio una delle lucciole. La custodì con delicatezza, portandola con sé gradino per gradino, oltre la soglia, fino in camera da letto. La lasciò andare nella penombra dell’appartamento e la guardò danzare, nella sua concentrazione di luce, per lui, non più solo con la paura. Per altri due mesi sarebbe sopravvissuto: era felice.

Quando si ritrovarono osò domandare: “Perché hai cominciato?” L’uomo con la mantella si ritrasse, distolse lo sguardo verso l’orizzonte per un attimo, poi si chinò, alzò il telo, aprì la gabbia e lasciò le lucciole libere tra loro. “Per non avere paura del buio”.

L’illustrazione qui sopra è di Ilaria Grimaldi, ed è tra quelle presenti nel cofanetto. Le trovate tutte su paura.anche.no.

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