lucciole tra le pareti di scuola.

Sabato scorso mi sono alzata presto e con lucciole sono tornata a scuola. Le prime due ore del sabato, quelle che, indipendentemente dal fatto che tu ti sieda davanti o dietro ad una cattedra, sono una vera maledizione.

Ci sono ritornata invitata da Clara Brandani, titolare del corso di Tecnologie Tessili presso l‘IPSIA E. Majorana di Cernusco sul Naviglio, uno di quei paesi, alle porte di Milano, fortunati nell’essere toccati dalla metropolitana.

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Clara mi ha chiesto di mostrare alla ragazze del terzo anno una tecnica, quella della stampa a blocco, ma anche una strada, quella dell’autoproduzione. Ho trovato questo video e dei blocchi nuovi in legno per la prima,  parole fatte di speranze e convinzioni per la seconda.

Come trasmettere a ventisette ragazze di circa 16 anni quanto possa essere importante un’economia di relazione, il puntare su nuove modalità di produzione e collaborazione?

Ho preso la mia vita degli ultimi quattro anni e ho detto loro che si può cambiare strada, lasciando che la curiosità ti porti in luoghi inaspettati, cambiare pelle (cit.) e creare di nuovo. Ho parlato di tentativi, di prove di stampa, di piccoli successi come di scarti.

Insieme a Clara siamo (credo) riuscite ad incuriosirle, a farle rimanere con mani e occhi incollati al tavolo da lavoro a provare “ancora un minuto prof!“, ed io sono tornata a casa con qualcosa in più dentro, anche se, in parte, anche con la rabbia del constatare quante poche risorse siano messe a disposizione di chi, fin da giovanissimo, si mette a imparare un mestiere (invece che l’aoristo).

 

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